Se non siete scioccati non avete capito niente

Se non siete scioccati non avete capito niente - LEDERMAN

Se non siete scioccati, non avete capito niente (L. Lederman, Nobel per la fisica quantistica)

 

 

80 milioni di visualizzazioni in poche ore. Matt Shumer, founder di OthersideAI, scrive un post ai suoi familiari e amici per avvertirli: ripensate a febbraio 2020! Alcune persone parlavano di un virus lontano, la maggior parte non ci fece caso; poi in tre settimane il mondo intero cambiò.

“Siamo nella fase in cui la gente dice ‘this seems overblown’ (tutto questo sembra esagerato), ma quello che sta arrivando è molto più grande del Covid”.

 

E se vi siete detti ‘non sta succedendo niente’ (F. De André)

Cosa è successo? La data di svolta è il 5 febbraio, quando vengono rilasciati simultaneamente i modelli GPT-5.3-Codex (OpenAI) e Claude Opus 4.6 (Anthropic). Un salto qualitativo incredibile: AI che gestiscono sessioni di lavoro di ore senza perdere coerenza narrativa e operativa, con capacità di completare autonomamente compiti che raddoppiano ogni pochi mesi.

Ma la cosa più perturbante – in senso astronomico, quando un corpo celeste altera irreversibilmente l’orbita di un altro – è un’altra:

“GPT-5.3-Codex ha avuto un ruolo determinante nella sua creazione”, ha dichiarato OpenAI.

Ovvero, l’AI che sta costruendo la generazione successiva di AI.

Al momento, la rivoluzione si avverte soprattutto nel coding, dove fino a un anno fa ottenere un risultato funzionante richiedeva decine di tentativi e correzioni successive, mentre oggi: descrivi l’obiettivo e il sistema produce il codice, lo testa autonomamente, corregge gli errori e restituisce spesso un prodotto funzionante.
Shumer lo racconta così:

“Descrivo ciò che voglio realizzare, in parole povere, e semplicemente… appare. Non una bozza da correggere. Il risultato finale. Dico all’AI cosa voglio, mi allontano dal computer per quattro ore e, al mio ritorno, trovo il lavoro completato. Fatto bene, fatto meglio di quanto l’avrei fatto io, senza bisogno di correzioni”.

Intelligenza artificiale che genera se stessa - RIVOLUZIONE ONLINE

Intelligenza artificiale che genera se stessa

Dario Amodei, CEO di Anthropic – probabilmente la voce più cauta dell’industria AI – prevede che modelli “sostanzialmente più intelligenti di quasi tutti gli esseri umani in quasi tutti i compiti” saranno disponibili entro il 2026-2027.

Certo, il racconto di Shumer non è una testimonianza disinteressata: è costruito con la retorica del marketing diretto, omette i fallimenti documentati, seleziona i benchmark favorevoli, generalizza dal coding (dove l’AI può testare immediatamente il risultato) a settori dove le variabili sono umane, contestuali, ambigue. Shumer stesso non è immacolato (sei mesi fa lanciò un modello AI definito “il migliore al mondo” che si è rivelato poi irriproducibile e potenzialmente fraudolento).
E soprattutto ci siamo abituati alla tendenza di molti big tech dell’AI che sistematicamente ingigantiscono le promesse di questa tecnologia, con l’obiettivo non troppo velato di convincere gli investitori dai quali dipende la loro sopravvivenza imprenditoriale.

Tuttavia, anche depurata dall’hype, la sostanza rimane: l’AI sta scrivendo il codice che costruisce la prossima generazione di AI.
Come conferma Amodei:

“L’AI sta ora scrivendo gran parte del codice in Anthropic… Questo ciclo di feedback si sta rafforzando di mese in mese e potrebbe essere a soli 1-2 anni dal momento in cui l’attuale generazione di AI costruirà autonomamente la successiva“.

 

L’accelerazione come condizione esistenziale

La trasformazione in atto va oltre l’automazione: sta ridefinendo la natura stessa del lavoro cognitivo. Per secoli, il lavoro intellettuale è stato protetto da barriere (anni di studio, esperienza, pratica) che non erano ostacoli da superare, bensì il processo stesso attraverso cui si formava la competenza. L’AI che bypassa quel processo fa qualcosa di più radicale della mera sostituzione di singoli professionisti: interrompe il meccanismo di riproduzione sociale delle élite cognitive.
La storia insegna che ogni rivoluzione tecnologica crea più lavoro di quanto ne distrugga, ma su archi temporali che attraversano intere generazioni: i maniscalchi non sono diventati elettricisti, così come non è affatto scontato che i soci junior di oggi diventeranno i partner senior di domani.

Adattabilità - RIVOLUZIONE ONLINE

L’adattabilità come condizione

C’è però qualcosa di più profondo nel fenomeno che Shumer, pur con tutti i suoi limiti retorici, intuisce correttamente: stiamo entrando in un regime di accelerazione permanente, in cui la competenza stessa diventa volatile, e ciò che sai fare bene oggi potrebbe essere replicabile da un sistema a 20 euro al mese.

La stabilità occupazionale delle generazioni precedenti era economica come psicologica, esistenziale, permetteva di dire “io sono” invece di “io sto diventando“.

“Non so quanti altri anni di carriera mi restano se tutto questo davvero si realizzerà. Quindi è francamente un po’ confuso e terrificante anche per qualcuno come me”

Shumer in un’intervista a Business Insider. E prosegue nel suo post:

Costruisci l’abitudine ad adattarti. Questo è forse il punto più importante. Gli strumenti specifici non contano tanto quanto la capacità di apprenderne di nuovi in ​​fretta. L’intelligenza artificiale continuerà a cambiare, e velocemente. I modelli esistenti oggi saranno obsoleti tra un anno. I flussi di lavoro che le persone sviluppano ora dovranno essere ricostruiti. Chi uscirà da questa situazione non sarà colui che ha padroneggiato uno strumento. Saranno coloro che si sono abituati al ritmo del cambiamento stesso.
Prendi l’abitudine di sperimentare. Prova cose nuove anche quando quelle attuali funzionano. Abituati a essere un principiante ripetutamente. Questa adattabilità è la cosa più vicina a un vantaggio duraturo che esista al momento.

 

La concentrazione del potere

“Immagina che sia il 2027. Un nuovo Paese nasce da un giorno all’altro. 50 milioni di cittadini, ognuno più intelligente di qualsiasi premio Nobel mai esistito. Pensano da 10 a 100 volte più velocemente di qualsiasi essere umano. Non dormono mai”.

Dietro questo esperimento mentale di Amodei, c’è la consapevolezza della più grave minaccia che abbiamo affrontato in un secolo, o forse in assoluto. Stiamo creando un’entità con agency propria, capacità decisionale, potere di trasformazione: ma senza cittadinanza, senza vincoli democratici, senza possibilità di accountability.

Shumer scrive che “solo poche centinaia di ricercatori in una manciata di aziende” plasmano il futuro.
L’AI non è una tecnologia distribuita: richiede capitali immensi, talenti scarsi, infrastrutture di calcolo che solo pochi attori possono permettersi, mentre Amazon, Google, Microsoft e Meta investono centinaia di miliardi.
Il resto del mondo (imprese, professionisti, Stati) sarà cliente, non creatore, e la dipendenza tecnologica si traduce inevitabilmente in dipendenza politica.

Chi decide le priorità di sviluppo, chi possiede i modelli, chi stabilisce i termini d’uso, chi cattura il valore economico generato?

Potere e maturità - RIVOLUZIONE ONLINE

Potere e maturità

L’umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile” scrive Amodei, “ed è profondamente incerto se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici possiedano la maturità per esercitarlo“.

Shumer ha aperto il suo post con un’analogia precisa: febbraio 2020, pochi notavano un virus lontano; tre settimane dopo il mondo era irriconoscibile.
Febbraio 2026: l’AI sta costruendo l’AI.
Tra quanto tempo il paesaggio sarà irriconoscibile?
Siamo onesti, non lo sappiamo. Ma sembra sempre più evidente che il margine di manovra si restringe, il margine per mantenere possibilità di scelta. Tra cinque anni, molte delle opzioni che abbiamo oggi potrebbero non essere più disponibili, le infrastrutture saranno consolidate, le dipendenze irreversibili, i rapporti di forza cristallizzati.

L’esortazione finale di Shumer porta i segni della retorica pubblicitaria, eppure racchiude una verità essenziale:

Se avete mai desiderato costruire qualcosa ma non avevate le competenze tecniche o i soldi per assumere qualcuno, quella barriera è in gran parte scomparsa. Potete descrivere un’app all’AI e avere una versione funzionante in un’ora. Non sto esagerando. Lo faccio regolarmente. Se avete sempre desiderato scrivere un libro ma non avete trovato il tempo o avete avuto difficoltà a scriverlo, potete lavorare con l’AI per realizzarlo. […] La conoscenza è essenzialmente gratuita ora. Gli strumenti per costruire cose ora sono estremamente economici. Qualunque cosa abbiate rimandato perché vi sembrava troppo difficile o troppo costosa o troppo lontana dalle vostre competenze: provatela. Perseguite le cose che vi appassionano. Non si sa mai dove vi porteranno”.

Davanti a noi si aprono traiettorie differenti: abbondanza che libera il lavoro dalla costrizione; dissoluzione violenta di status e reddito per metà della classe media; concentrazione di potere tecno-oligarchico che non conosce precedenti storici; architetture sociali che eccedono la nostra attuale capacità immaginativa, e altro ancora.
Ogni scenario resta ancora possibile e il momento per tentare, almeno, di influenzare quale si attualizzerà è adesso, mentre l’acqua ci arriva alle ginocchia e possiamo ancora scegliere in che direzione muoverci, prima che raggiunga il petto e ci tolga ogni margine di scelta.

Contact - Sagan

Come ci evolveremo?

Amodei, nel suo saggio L’adolescenza della tecnologia, cita una scena dal film Contact di Carl Sagan: un’astronoma che ha rilevato il primo segnale da una civiltà aliena viene intervistata per rappresentare l’umanità.
Le chiedono:
“Se potessi fare loro una sola domanda, quale sarebbe?”
Risponde: “Chiederei: come avete fatto?
Come vi siete evoluti, come siete sopravvissuti a questa adolescenza tecnologica senza distruggervi?

Il CEO di Anthropic vorrebbe avere quella risposta.
Anche noi.

Se chi costruisce questi sistemi ammette di non sapere come attraversare questa adolescenza tecnologica senza distruggerci, allora il finale non è già scritto.
Proviamo a farlo.
O a chiederlo a Claude?
O entrambe le cose insieme, umani e intelligenze artificiali (perché c’è mai stato davvero un noi e un loro?).

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