Verità o Potere?
Smettere di aver ragione, iniziare ad avere potere.

Il video di un omicidio documentato, inequivocabile e crudo, oggi non convince più nessuno al di fuori della propria tribù. Non è che la gente sia diventata stupida; è solo così preoccupata, arrabbiata e spaventata che preferisce negare l’evidenza pur di non tradire il proprio gruppo.
Il tracollo avviene sul piano dell’appartenenza, non su quello della ragione. È un bisogno ancestrale, dettato dalla paura, che offusca la percezione della realtà per proteggere il legame con il gruppo.
Il collasso delle prove.
Oggi assistiamo alla piena realizzazione della profezia di Pierre Levy: l’era digitale ha segnato il passaggio definitivo dalla logica della verità (chi ha ragione?) alla logica dell’efficacia (chi controlla i flussi? chi genera consenso operativo?).
La nozione di vero e falso è diventata politicamente irrilevante.
Siamo oltre i deepfake: assistiamo a frazioni di realtà inconciliabili che coesistono per scelta identitaria. La “prova” non è più un arbitro, ma una bandiera.
Datafication: il tracciamento del dissenso
Mentre il dibattito pubblico si frantuma in tribù, il potere ha costruito un’infrastruttura di controllo basata sulla datafication totale dell’esistenza. Secondo i dati del Brennan Center for Justice (2025), la sorveglianza federale ha raggiunto vette inedite attraverso partnership private:
- Zignal Labs: Analisi di 8 miliardi di post quotidiani per il monitoraggio del sentiment e del dissenso.
- Clearview AI: Riconoscimento facciale basato su oltre 30 miliardi di immagini.
- Paragon Solutions: Software di hacking legalizzato per l’accesso remoto ai dispositivi.
- Palantir/PredPol: Analisi predittiva per identificare “potenziali minacce” prima che agiscano.
- Penlink: aggregazione dati da social media, dark web, geolocalizzazione in tempo reale.
È trasformazione del reale in dato computabile per conto dello Stato. Ogni azione sociale diventa traccia digitale, ogni espressione diventa pattern analizzabile, ogni movimento diventa coordinata schedulabile.
Il caso è emblematico: le agenzie federali trasformano operazioni di polizia in contenuto virale. Le chat interne celebrano arresti (“Arrests are wonderful!”). Un decreto presidenziale USA ridefinisce categorie come “terrorismo” per includere l’espressione di opinioni dissenzienti. La sorveglianza si fonde con la narrazione, il controllo con la propaganda.
L’intelligenza artificiale come infrastruttura
L’AI aggiunge un ulteriore strato di complessità. Secondo uno studio di Stanford (2025), le conversazioni con sistemi di intelligenza artificiale diventano proprietà delle corporation (Amazon, Anthropic, Google, Meta, Microsoft, OpenAI utilizzano i dati per training dei modelli, alcune indefinitamente). Sam Altman ha confermato esplicitamente che OpenAI è legalmente obbligata a condividere conversazioni se citata in giudizio. Il caso Grok (X/Twitter) ha reso centinaia di migliaia di conversazioni private ricercabili pubblicamente via Google.
Un circolo vizioso :
- Le persone si organizzano spontaneamente sui social media.
- Gli algoritmi amplificano i contenuti emotivi per il profitto.
- Gli Stati utilizzano i dati generati per schedare e reprimere.
- La spontaneità diventa prevedibile, quindi controllabile.
La resistenza diventa “datafied”: tracciata, digitalizzata, trasformata in dato computabile.
Dal consenso alla forza
Se la verità non è più un arbitro condiviso, come si costruisce potere politico?
In passato, i movimenti vittoriosi non hanno vinto perché “avevano ragione”, ma perché hanno costruito coalizioni materiali: sindacati, casse di mutuo soccorso, reti di assistenza medica e legale, capacità di imporre costi insostenibili (scioperi, non-cooperazione, interruzioni economiche), alternative concrete (comuni, cooperative, istituzioni parallele).
Autonomia collettiva.
- Interdipendenza vs Dipendenza: Il potere non nasce dal convincere l’altro, ma dal creare reti di scambio (cibo, energia, servizi, protezione) che rendano la comunità indipendente dal sistema che vorrebbe controllarla.
- Prassi vs Narrazione: L’etica si sposta dal piano del discorso a quello della pratica. Non serve che gli altri “credano” alla nostra verità; serve che la nostra infrastruttura garantisca dignità e sicurezza meglio di quanto faccia lo Stato o il mercato.
Nel community organizing: gli effetti trasformativi nascono quando persone sviluppano relazioni profonde di fiducia e condividono competenze. Non dalla condivisione di una “verità” astratta, ma dalla cooperazione materiale.
Opacità strategica e tecnologia di comunità
La resistenza non può basarsi sull’eroismo tecnico del singolo (che non può competere con i supercomputer federali). Deve diventare una caratteristica intrinseca delle infrastrutture:
- Sicurezza “by design”: Reti mesh decentralizzate e crittografia end-to-end che non richiedano competenze da hacker, ma che siano lo standard di default della comunità.
- Overload tattico: Saturare i sistemi di tracciamento con “rumore” e dati spazzatura per rendere il costo della sorveglianza insostenibile.
- Obnubilamento delle strategie: policy e protocolli d’uso delle AI consapevoli e condivisi, per evitare che query frammentate, aggregate dai sistemi, rivelino pattern strategici e dati sensibili.
Dal vecchio paradigma: Video → prova → consenso universale → cambiamento
Al nuovo: Video → rinforzo identità tribale → consolidamento gruppo → potere materiale
I video, i documenti, le “prove” non dimostrano più nulla al di fuori della propria comunità. Ma servono ancora per:
- Rafforzare l’identità del gruppo interno
- Segnalare appartenenza per reclutamento
- Costruire memoria condivisa e resilienza
- Mobilitare risorse dai sostenitori
Cruciale: non sostituiscono mai l’azione materiale che crea costi concreti per chi detiene il potere.
Il potere, più che la verità
Invece di tormentarci chiedendoci “come ripristiniamo una verità condivisa?”, dobbiamo chiederci: “Come si costruisce dignità quando le persone abitano realtà inconciliabili?”.
La risposta è il passaggio dal terreno epistemico (chi ha ragione?) al terreno materiale (chi garantisce la sopravvivenza?). Se la verità non è più un arbitro efficace, smettere di sprecare energie nel tentativo impossibile di convincere gli avversari è un atto di liberazione.
Le priorità diventano allora: costruire comunità resilienti, creare servizi autonomi e imporre costi economici a chi detiene il potere. Non è una resa al cinismo, ma un ritorno alla politica dei fatti: quando qualcuno trova rifugio, cura e sostentamento in una rete di mutuo soccorso, quel legame è più forte di qualsiasi fake news.
Come già intuiva Lévy: il digitale non è neutro. È un nuovo regime di conoscenza ed esperienza del mondo dove conta l’efficacia, non la verità. Chi controlla i flussi, genera consenso. Chi costruisce alternative concrete, accumula potere.
Smettere di combattere per la verità del discorso. Vincere sul terreno dell’autonomia materiale e del potere.
